L’editoriale IL PUNTO a conclusione di Napoli-Udinese
L’editoriale del Direttore De Liguoro, a conclusione di Napoli-Udinese.
Si chiude in modo teatrale il ciclo di Antonio Conte a Napoli, con una conferenza stampa congiunta con il Presidente De Laurentis, chr sancisce l’addio al club partenopeo.
“Si è chiuso così, in modo teatrale, il ciclo di Antonio Conte al Napoli. Non con un trofeo alzato al cielo o con una festa sotto il Vesuvio, ma con una conferenza stampa congiunta al fianco di Aurelio De Laurentiis.
Un addio concordato, quasi chirurgico, arrivato dopo la partita contro l’Udinese, vinta dagli azzurri per uno a zero, grazie ad una rete di Hoylund che ha raccolto un assist di un calciatore che disegna il calcio, Kevin De Bruyne.
L’allenatore salentino ha lasciato la panchina azzurra con la stessa intensità con cui l’aveva presa: senza mezze misure; se ne va così come è arrivato: con toni alti, polemiche e con un ego smisurato.
Chi lo ama parlerà di orgoglio e coerenza, chi lo critica di un rapporto logorato dalle tensioni con una parte della stampa e forse con la Società.
La verità, come sempre, sta nel mezzo. Ma il dato di fatto è innegabile: un capitolo si chiude. E diciamoci la verità si chiude con una conferenza stampa, che a me non è piaciuta, a tratti imbarazzante, che credo non abbia soddisfatto non solo il sottoscritto ma i tanti amici da casa.
Un telefono del Presidente che squillava all’inverosimile, la faccia contrariata del mister salentino a talune affermazioni di De Laurentis che affermava di avere fretta e che di fatto ha lasciato la sala conferenza lasciando che la completasse il patron del Napoli.
Ma, non mi hanno convinto le parole di Conte che ha affermato che Napoli ha bisogno di gente seria ,che vuole bene alla squadra, e che lui ha il rammarico di non essere risuscito a compattare l’ambiente, lamentando tanti veleni e zizzania contro di lui e contro i suoi calciatori da parte di una certa stampa che mira solo ad ottenete i like.
Insomma, parole al vetriolo di Conte che ha inoltre affermato, senza mezze misure, che chi sparge veleni è un fallito.
Diciamoci la verità, con tutta la stima che ho sempre mostrato nei confronti del tecnico salentino, pur non sempre averne condiviso il gioco, le sue sono parole inaccettabili.
Affermare da aver fallito e di abbandonare il Napoli perché nonè riuscito a compattare l’ambiente, personalmente non mi convince; degli infortuni, del mancato gioco, nemmeno l’ombra; poi un allenatore che guadagna 6 milioni e mezzo a stagione, mi sembra irragionabile che non possa o debba essere criticato. Le critiche vanno contrastate con la schiena dritta, a mio avviso.
Fatto sta, che nel frattempo, mentre il Napoli si guarda dentro, il resto del campionato ha emesso i suoi verdetti europei.
La Roma, con la sua capacità di rinascere dalle ceneri, conferma di essere una grande storicamente attrezzata per recitare da protagonista in Europa. Il Como, invece, rappresenta la favola bella di questa stagione: neopromosso in serie A nel maggio del 2024, riesce a prendersi un posto tra i grandi d’Europa, lasciando al palo due supercorazzate come Milan e Juventus.
Merito sicuramente di una proprietà ambiziosa, di un progetto chiaro e di un calcio propositivo che ha convinto tutti.
Per i rossoneri è invece un passo indietro pesante. La squadra di Milano, sconfitta in casa dal Cagliari, con la sua storia e il suo blasone, non può accontentarsi di una coppa minore. Servirà una profonda riflessione estiva: sul mercato, sulla guida tecnica e sull’identità di una società che sembra aver smarrito la bussola.
Stesso discorso per la Juventus che con il pareggio contro il Toro conferma l’ennesimo fallimento sportivo di una stagione.
E il Napoli?
Esce da questa stagione con sensazioni contrastanti. Conte ha riportato ordine, mentalità e risultati in una piazza che rischiava di sprofondare nel caos post-Scudetto, vincendo in due anni uno scudetto, una Supercoppa ed un secondo piazzamento in Campionato. Ma l’addio arriva comunque in un momento delicato: la squadra ha bisogno ora di continuità o di una nuova rivoluzione.
De Laurentiis, come sempre, avrà l’ultima parola. Il Presidente ha dimostrato in passato di saper ricostruire dalle macerie, ma stavolta il rischio è alto: una piazza esigente come quella napoletana non perdona facilmente le transizioni sbagliate.
Conte sicuramente lascia un’eredità importante ma anche un vuoto da riempire. Il Napoli deve ora decidere che strada prendere: continuare sulla linea dell’allenatore uscito o voltare definitivamente pagina.
Perché nel calcio, come nella vita, quando un grande protagonista esce di scena, non basta applaudirlo. Bisogna essere pronti a scrivere il capitolo successivo.
E con questo è tutto.”



