L’editoriale di Paolo De Liguoro dopo Como-Napoli
L’editoriale “IL PUNTO” del Direttore di webTV 1, si sofferma sul sofisticato snobismo calcistico che si sente respirare nell’ambiente dei tifosi del Napoli. Per molti tifosi azzurri non basta vincere o restare agganciati al vertice, bisogna anche convincere esteticamente, dominare, divertire, quasi offrire un manifesto ideologico oltre che sportivo.
“L’Inter è ufficialmente Campione d’Italia grazie alla vittoria casalinga contro il Parma.
Il Milan di Massimiliano Allegri, invece ha confermato di essere in una situazione crisi, che è evidenziata dai risultati oltre che dal gioco, uscendo sconfitta con un netto 2 a 0 dal campo del Sassuolo. I diavoli a questo punto devono fare anche attenzione a non essere risucchiati nel piazzamento delle prime 4 posizioni.
E tutto ciò, mentre la Juventus di Spalletti, nel pomeriggio ha pareggiato in casa contro il retrocesso Verona.
I tifosi Juventini si aspettavano la partita della vita, dopotutto l’occasione per acciuffare la terza posizione era ghiotta, invece i bianconeri hanno esibito davanti ai propri tifosi a mala pena un compitino svogliato ed hanno pure rischiato di perdere la gara, andando in svantaggio nel primo tempo.
Ebbene, tutta questa premessa per dire che cosa, per affermare qualora ce ne fosse ancora bisogno, la mediocrità del nostro Campionato.
Il Napoli sta blindando il secondo posto e per quanto mi riguarda comincio a non sopportare quell’atteggiamento snob di tanti tifosi azzurri, che affermano di essere interessati solo al bel gioco e non al risultato.
Io pretendo un maggiore rispetto per i risultati del Napoli.
Non si può trasformare ogni partita in un esame di stile. Se una squadra non incanta, allora inevitabilmente viene processata, quasi che i punti conquistati abbiano un valore secondario rispetto alla qualità dello spettacolo offerto.
Gli azzurri sicuramente non sempre entusiasmano sul piano del gioco. Non c’è continuità di dominio, non sempre si vedono trame fluide o una superiorità tecnica schiacciante.
A Como, per esempio, il Napoli ha sofferto e ha mostrato limiti evidenti ed è stata salvata in almeno tre circostanze da Milinkovic-Savici, eppure, al netto delle analisi tattiche, resta un dato difficilmente contestabile: la squadra è lì, nelle zone alte, e la seconda posizione in classifica non è un dettaglio.
In una piazza passionale come Napoli, l’entusiasmo dovrebbe essere alimentato innanzitutto dai risultati: uno scudetto, una Supercoppa e una seconda posizione dovrebbero inorgoglire una tifoseria. Invece, attorno alla squadra sembra a tratti respirarsi una sorta di sofisticato snobismo calcistico: non basta vincere o restare agganciati al vertice, bisogna anche convincere esteticamente, dominare, divertire, quasi offrire un manifesto ideologico oltre che sportivo.
Ma questa pretesa rischia di essere scollegata dalla realtà storica del club. Il Napoli è una società gloriosa, con una tifoseria immensa e pagine memorabili, ma non ha una bacheca traboccante di trofei come quella di club abituati a imporre una cultura della vittoria seriale. Proprio per questo, ogni stagione competitiva dovrebbe essere vissuta con maggiore equilibrio e senso della prospettiva.
Pretendere sempre il bel gioco è legittimo; farne però una condizione indispensabile per sostenere una squadra che occupa il secondo posto rischia di diventare un lusso.
In certi momenti della stagione contano maturità, pragmatismo e capacità di portare a casa risultati anche quando la prestazione non è brillante. I campionati, del resto, raramente li vincono le squadre che giocano bene sempre: li vincono quelle che sanno essere efficaci anche nelle giornate storte.
Il Napoli di oggi può certamente crescere nella qualità del gioco, ma merita anche di essere giudicato per ciò che sta concretamente costruendo. Perché tra l’estetica e la classifica, nel calcio vero la seconda tende ad avere una memoria molto più lunga.
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Il pareggio senza reti contro i lariani, ha lasciato sensazioni contrastanti tra i tifosi: da un lato la consapevolezza di aver evitato una sconfitta che, per quanto visto soprattutto nel primo tempo, sarebbe stata meritata; dall’altro il rammarico per un finale in cui gli azzurri hanno addirittura sfiorato il colpo grosso, se all’84’ il tiro di Politano non si fosse stampato sul secondo palo.
Purtroppo, ancora una volta, per molti palati fini di colore azzurro, la gara di Como è da cestinare.
E’ vero, quella dello Stadio Giuseppe Sinigaglia di Como è stata una partita dai due volti.
Nella prima frazione, il Como ha dato agli uomini di Conte una vera lezione di intensità, organizzazione e coraggio. I lariani hanno pressato alto, occupato bene gli spazi e costretto il Napoli a rincorrere quasi costantemente il pallone. Fortunatamente per il Napoli Milinkovic-Savic era in vena di grazia ed ha fatto cioò che compete ad un portiere, parare.
Con almeno tre interventi decisivi, ha impedito al Como di raccogliere quanto seminato, tenendo a galla una squadra apparsa sorprendentemente fragile e poco brillante.
Invece nella seconda frazione di gioco si è visto un Napoli migliore e soprattutto dopo che è avvenuta la sostituzione del belga De Bruyne, che a dispetto di quanto visto una settimana prima contro la Cremonese, ha disputato una partita grigia.
Ritmo basso, diversi palloni persi e una generale difficoltà nel trovare posizione e tempi di gioco e da lui che ci si aspetta sempre la giocata che cambia il copione, stavolta questo copione era pieno di pagine vuote.
Comunque, vedendo tutti gli altri risultati, il Napoli ha portato via un punto preziosissimo e lunedì prossimo, contro il Bologna, tra le mura amiche avrà l’opportunità di chiudere la problematica piazzamento Champions e dedicarsi alla difesa della seconda posizione.
Certo, sarebbe bello divertirsi di più, ma per sorridere ricordo agli amici da casa che ci sono sempre i film di Totò e Massimo Troisi. Non so voi, ma io voglio vincere, anche con un’autorete di fondo schiena al 95’”.



