IL PUNTO, l’editoriale dopo Atalanta-Napoli
L’editoriale del Direttore di webTV 1, Paolo De Liguoro, dopo la sconfitta ingiusta del Napoli contro gli orobici.
“Nella 26^ giornata di Campionato, che di fatto ha sancito lo scudetto all’Inter, distante 10 punti dal Milan, uscito sconfitto tra le mura amiche ad opera di un Parma corsaro, stasera non intendo soffermarmi sulla prestazione di Alisson, che non si è replicato dopo Napoli-Roma, della buona prestazione di Gutierrez, autore dell’assist del primo gol del Napoli e una rete annullata, dell’ottimo colpo di testa di Beukema che ha portato il Napoli in vantaggio, di Milinkovic-Savic, attento e preciso in più circostanze ma che nulla ha potuto per evitare la sconfitta, dell’Atalanta che vincendo la terza gara consecutiva e rimontando il Napoli nella ripresa, si è portato a -5 dagli azzurri che restano ai malinconici 50 punti, e che se la giocheranno anche loro fino alla fine la posizione Champions.
Il mio punto, notoriamente, settimanalmente nasce per esaminare, per discutere delle gesta tecniche di una squadra, delle considerazioni e valutazioni tattiche, ma quando mi tocca analizzare una partita come quella di oggi pomeriggio, dove l’ennesima formazione rimaneggiata degli azzurri è uscita sconfitta immeritatamente dal New Balance Arena di Bergamo, grazie ad un arbitraggio scandaloso, la prima considerazione che mi viene da fare è che questo arbitraggio sta Uccidendo il Calcio.
C’è un vecchio adagio che recita: “Il miglior arbitro è quello di cui non ricordi il nome a fine partita”, ma se navigando sul web, spulciando i Social, o accendendo la TV, l’unico nome sulla bocca di tutti è quello del direttore di gara, Daniele Chiffi di Padova per la cronaca, che oggi ha arbitrato Atalanta-Napoli, allora siamo di fronte a un fallimento.
Non del gioco, non degli schemi, ma del sistema di garanzia che dovrebbe tutelare lo spettacolo.
Mi verrebbe voglia di affermare cronaca di un’ingiustizia annunciata, se volessi solo credere ai complotti, alla malafede degli arbitri, ma la mia certezza è una sola, questi arbitri sono proprio scarsi, scarsi, scarsi.
C’è poco da fare, perdere fa parte del gioco.
Si accetta la sconfitta quando l’avversario sovrasta fisicamente, quando la tattica fallisce o quando un errore sotto porta condanna al rimpianto. Ma è impossibile accettare l’impotenza.
Contro l’Atlanta non ho assistito a una partita di calcio, ma a un esercizio di egocentrismo in divisa che ha trasformato il rettangolo verde in un tribunale kafkiano.
Non mi voglio soffermare più di tanto sul rigore “fantasma”, prima assegnato dall’arbitro scarso e poi revocato dal Var. Dopotutto il fallo su Hojlund era un contatto veniale, di quelli che si vedono a decine in ogni partita, ma si sa contro gli azzurri questi rigori vengono sempre assegnati, ma a nostro favore vengono annullati dal Var.
E di questo Var ne vogliamo parlare ? VAR; Video Assistent Referee, sistema tecnologico nato per riesaminare le decisioni arbitrali e introdotto per correggere “chiari ed evidenti errori”
Ebbene oggi a Bergamo, contro l’Atalanta, avevamo i signori Aureliano di Bologna e Di Paolo di Avezzano.
Il silenzio del VAR sul gol del raddoppio al 46′ di Gutierrez, per un presunto fallo dalla linea di fondo di Hojlund su Hien sa di imbarazzante , ma se permettete di intollerante.
Il Var era uno strumento nato per eliminare l’errore macroscopico, ma mi domando e vi domando, perché è rimasto muto dopo la rete di Gutierrez ?
Con 2 a 0 al 46’ avremmo visto un’altra gara e staremmo parlando di tecnica, di tattica, di migliore o peggiore in campo.
Ma dell’arbitraggio e del VAR non mi sta bene.
Sicuramente si può perdere, soprattutto quando c’è come complice un pomeriggio storto, un’annata caratterizzata dagli infortuni. Questo modo di perdere e di utilizzo dello strumento tecnologico, non mi sta bene; il VAR si sta trasformando da paracadute a zavorra.
E Se vogliamo ragionare, il problema del Napoli, questa sera non è solo la classifica, ma stiamo vedendo una sequela di decisioni arbitrali discutibili, dopo Napoli-Inter del girone di andata, e il tifoso, ma anche lo sportivo partenopeo comincia a vedere, settimana dopo settimana, un ancora danno più profondo, che si chiama frustrazione.
Tutti coloro che seguono e amano questo gioco, giocatori e tifosi investono sudore e passione, ma viene tutto vanificato da una valutazione soggettiva spacciata per dogma.
Quando l’arbitro decide di diventare il protagonista assoluto, a perdere non è solo la squadra danneggiata, ma la credibilità dell’intero sport. Non serve a nulla parlare di “cultura della sconfitta” se chi deve garantire l’equità diventa l’ostacolo principale.
”Il calcio è dei calciatori, non dei giudici.
Restituiteci la possibilità di perdere per i nostri errori, non per quelli altrui”



