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Il PUNTO di Paolo De Liguoro dopo Napoli-Lazio

L’editoriale del Direttore di webTV 1, Paolo De Liguoro, a conclusione di Napoli-Lazio.

“Il sole, il clima primaverile, una giornata bellissima quella di sabato 18 aprile, 23° gradi, il Napoli ha deciso di prendersi un giorno di vacanza.

Solo così può giustificarsi la pessima prestazione del Napoli contro la Lazio.

Nel frattempo il Milan si è riappropriato del secondo posto e la Juventus incalza.
Ebbene, 2 a 0 per la Lazio, che avrebbe meritato di più e tutto sommato un ottimo risultato per gli uomini di Conte, contro una Lazio che può recriminare anche di aver sbagliato un rigore nel primo tempo con Zaccagni, che si fa parare la conclusione da Milinkovic Savic e che su sul tap-in manda il pallone sopra la traversa.

Si era ancora sull’1 a 0, con la rete segnata dopo appena 6’ da Cancelleri, ma la Lazio, nonostante le molteplici occasioni, non ha saputo affondare il coltello contro un Napoli, morbido come un burro, abulico, svogliato, distratto, appunto in vacanza.
Confermato quando si era già visto domenica scorsa a Parma, i fab four a centrocampo si pestano i piedi.

De Bruyne inguardabile, con palloni persi che nessuno si aspetta da un campione della sua fama; Anguissa che palleggia senza mai incidere, camminando sul terreno di gioco; Lobotka lento, prevedibile, che non verticalizza praticamente mai e graziato nell’azione del rigore provocato, dall’arbitro Zufferli e McTominay, ieri in ombra, mai pericoloso, con inserimenti che non sono mai stati puntuali.
Insomma, un Napoli dormiente, con tanto possesso passa, senza mai un affondo o un tiro in porta, 12 calcio d’angolo inutili, con nessun calciatore e ribadisco nessuno, che abbia raggiunto un briciolo di sufficienza e una Lazio viva, che ha chiuso il primo tempo con appena un gol di scarto e dagli spalti una bordata di fischi di una parte della tifoseria.

Purtroppo, nella ripresa, neppure l’ingresso da subito di Alisson Santos ed Elmas, al posto di De Bruyne e Anguissa, ha cambiato l’inerzia della gara.

Si è dovuto aspettare il 59’  per vedere una prima conclusione nello specchio della porta laziale; ci ha pensato Alisson Santos, che ha colpito con una bordata la base esterna del palo.

Troppo poco per sperare in una rimonta.

Pochi minuti prima, al 57’ era stato Basic a spedire il pallone sotto la traversa con una sassata, per il 2-0 degli uomini di Sarri.

Insomma, certe sconfitte non si spiegano con un dato, ma con un atteggiamento. E quella del Napoli contro la Lazio al Maradona rientra perfettamente nella categoria delle partite che raccontano molto più di quanto dica il tabellino.

Un solo tiro in porta. Basterebbe questo numero per fotografare una serata storta. Ma sarebbe troppo semplice, quasi comodo, fermarsi lì.

Perché il problema non è solo la sterilità offensiva, ma ciò che l’ha generata: ritmo basso, idee prevedibili, poca cattiveria. Il Napoli è sembrato svuotato, con giocate a volte imbarazzanti, mai una verticalizzazione, come se quella fosse una partita qualunque di fine stagione, e non un crocevia importante per la Champions, davanti al proprio pubblico che però quando mancavano ancora 10’ ha incominciato ad abbandonare lo stadio. Brutto segno.

E poi c’è l’alibi più pericoloso: gli stimoli. E’ vero, l’Inter si è già cucito addosso lo scudetto con la vittoria contro il Cagliari, poi la “giornata da mare”, il sole, il clima, tutte suggestioni che possono accompagnare una partita, ma non determinarla.

Perché una squadra che ha ambizioni, che deve ancora guadagnarsi il posto in Champions, ultimo ed unico traguardo della stagione, dopo la SuperCoppa,  non può permettersi di abbassare l’intensità mentale.

Non al Maradona, non davanti ai suoi tifosi, che tutto sommato l’hanno sostenuta e alla fine dalla curva hanno intonato le note di “Un giorno all’improvviso”.

 La verità è che il Napoli sta smarrendo la sua identità. Niente pressione alta, poca qualità negli ultimi trenta metri, movimenti senza sincronismi. Una squadra prevedibile, incapace di accendere quella scintilla che in altre occasioni aveva fatto la differenza.

Dall’altra parte, la Lazio ha fatto la sua partita: ordinata, cinica, pronta a colpire. Senza strafare, ma con la lucidità di chi sa cosa vuole. Ed è forse questo l’aspetto più amaro per i tifosi azzurri: la sensazione che Sarri abbia impartito una lezione di gioco a Conte e la gara sia scivolata via senza una vera reazione, senza quella rabbia che dovrebbe essere automatica quando le cose non girano.

E in sala stampa, alla domanda posta da un collega giornalista sui 91 punti più belli della storia del Calcio Napoli, senza però vincere lo scudetto, Sarri ha candidamente affermato: “conta il viaggio meraviglioso che abbiamo fatto”.

Insomma, le sconfitte possono capitare. Anche le più brutte. Ma alcune devono servire da spartiacque. Perché se è vero che un solo tiro in porta, gli stimoli oramai sopiti e una giornata da mare non spiegano tutto, è altrettanto vero che il Napoli non tira mai in porta in 90’ da troppo tempo.

Hojlund non trattiene più una palla, Beukema è incommentabile a livello tecnico, il rigore e il secondo gol della Lazio partono da due errori di Buongiorno, dei fab four ho già detto, insomma per questo Napoli, per tornare ad essere davvero competitivo, serve molto di più.

L’unica cosa buona di questo turno è che la Roma ha pareggiato contro l’Atalanta e le distanze dal quinto posto siano immutate; mentre massima attenzione al Milan che ci ha raggiunto in classifica e la Juventus che non demorde nella sua rincorsa Champions.”

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