L’editoriale “Il PUNTO” dopo Napoli-Como
Il Direttore di webTV 1, Paolo De Liguoro, con il suo editorale “Il Punto” dopo la sconfitta casalinga del Napoli contro il Como. Una sconfitta che non è un dramma per i partenopei, perché siamo alla seconda giornata, ma non è nemmeno un incidente da archiviare con un’alzata di spalle.
È un avvertimento.
Ieri il Napoli ha cominciato il suo campionato in salita perdendo per 2.1 contro il Como nella prima partita della stagione al Maradona e ha consegnato a Fàbregas una vittoria pesante, meritata per personalità e qualità di gioco.
Baturina ha aperto le danze dopo appena 17’, Højlund ha rimesso in piedi gli azzurri, ma Douvikas ha riportato ancora avanti i lombardi.
Il resto è un assalto napoletano che non è bastato, fino al gol annullato nel finale a Lobotka.
Sicuramente il pareggio sarebbe stato il risultato più giusto.
Comunque, voglio subito chiarire il mio pensiero: c’è un modo peggiore di perdere una partita rispetto a subire due gol e uscire dal proprio stadio a mani vuote ed quello di scoprire, dopo appena novanta minuti, che il campionato che si pensava di conoscere è ancora tutto da capire.
Il risultato, preso da solo, potrebbe sembrare una semplice sorpresa di seconda giornata. E sarebbe un errore. Perché il problema del Napoli non è aver perso contro il Como. Il problema è come ha perso.
La squadra di Allegri ha mostrato per lunghi tratti di avere qualità, giocatori capaci di cambiare la partita e anche una discreta produzione offensiva. Ma ha mostrato soprattutto una fragilità che, a questo punto della stagione, non può essere ignorata: la difficoltà nel leggere i momenti della gara.
È esattamente ciò che ha riconosciuto lo stesso Allegri nel dopo partita, parlando della necessità di migliorare nella gestione delle diverse fasi del match, ed è forse questa la fotografia più interessante del pomeriggio del Maradona.
Il Napoli era tornato in partita dopo il gol di Højlund. Aveva trovato la rete, aveva riacceso lo stadio, aveva rimesso la partita sul binario che tutti si aspettavano. E invece di congelare il momento, ha concesso al Como la possibilità di riprendersi immediatamente la partita.
Douvikas ha segnato il 2-1 al 34′, appena quattro minuti dopo il pareggio, grazie ad un secondo errore difensivo; nello specifico un pasticciaccio che a mio avviso vede tre colpevoli: Rafa Marin, Anguissa e Rrahmani.
Una grande squadra non si misura soltanto nella capacità di reagire quando è sotto. Si misura anche nella capacità di capire quando non deve concedere nulla.
Il Como, al contrario, ha avuto proprio quella lucidità.
Fàbregas ha portato al Maradona una squadra che non ha avuto soggezione del palcoscenico, né dell’avversario, né della partita. Ha giocato. Ha attaccato gli spazi. Ha colpito quando ne ha avuto l’occasione. E soprattutto non ha smesso di credere nella propria idea di calcio.
E quando si è dovuta arroccare in difesa, l’ha fatto con ordine, senza rinnegare il proprio DNA.
Tutto ciò, quindi a mio modesto avviso, rende la sconfitta del Napoli ancora più significativa.
Non perché il Como sia diventato improvvisamente più forte degli azzurri. Ma perché il campionato ha già mandato il primo messaggio: il Napoli non potrà vivere di rendita sulla propria qualità. La rosa va integrata almeno in attacco.
La vittoria di Genova nella prima giornata aveva dato entusiasmo e la sensazione di un avvio convincente. Il debutto casalingo di Allegri, invece, ha restituito una squadra ancora in costruzione. E non è necessariamente una cattiva notizia. Siamo alla seconda giornata, non alla ventesima. Una stagione non si decide il 30 agosto.
Ma ad agosto si possono già intravedere i difetti che, se non corretti, rischiano di diventare problemi.
Il Napoli deve imparare a essere meno intermittente. Deve riuscire a trasformare la superiorità tecnica in controllo della partita. Deve soprattutto ridurre quei momenti di disattenzione nei quali l’avversario prende coraggio e la partita cambia faccia.
Pertanto amici miei da casa, prima di congedarmi, chiariamo che una sconfitta contro il Como, ci può stare, ma questa sconfitta non deve produrre né drammi né alibi.
Non è un dramma perché siamo alla seconda giornata. Ma non è nemmeno un incidente da archiviare con un’alzata di spalle.
È un avvertimento.
Allegri ha ricevuto dal calendario e dal campo due indicazioni molto diverse: a Genova la squadra ha mostrato concretezza, contro il Como ha mostrato i propri margini di crescita. Adesso toccherà all’allenatore mettere insieme i due pezzi. E poi non dimentichiamo che abbiamo due partite complicatissime in calendario; sabato prossimo contro i Campioni d’Italia e mercoledì 9 settembre contro i campioni d’Inghilterra.
E poi, prima di concludere voglio fare una considerazione, sottolineata da Fabregas negli spogliatoi ieri sera: giocare in quelle condizioni climatiche è da eroi, e consentitemi eroi possono definirsi non solo gli atleti in campo, ma quanti hanno presenziato all’incontro sugli spalti, spettatori, addetti ai lavori, ecc. ecc.
Personalmente, e lo dico da medico e da giornalista, giocare con quelle temperature e con quel tasso di umidità è pura follia, ma il Dio Business non se ne importa dei gradi centigradi .



