IL PUNTO, l’editoriale dopo Napoli-Roma
Puntuale, come ogni settimana, l’editoriale del Direttore di webTV 1, Paolo De Liguoro, sul Campionato del Napoli. In questa edizione, l’analisi del giorno dopo del pareggio casalingo del Napoli contro la Roma.
“Si chiude con un pari tra Napoli e Roma il match domenicale del 25° turno di Serie A.
Al Napoli non basta il cuore, né l’orgoglio. Contro la Roma, allo Stadio Diego Armando Maradona, finisce in parità una partita che racconta due volte la stessa storia: lo svantaggio, la reazione, la rincorsa. E poi, di nuovo, punto e a capo.
Il Napoli va sotto, si rialza, trova il pareggio. Subìsce ancora, reagisce ancora. È un copione che parla di carattere e di nervi saldi, ma anche di fragilità strutturali che continuano a emergere nei momenti chiave.
La squadra mostra personalità, non molla mai, resta aggrappata alla gara con una forza emotiva che il pubblico riconosce e accompagna. Ma paga a caro prezzo le disattenzioni difensive e una gestione dei momenti che resta rivedibile.
La Roma colpisce con cinismo, due chiare occasioni da rete, due reti; Milinkovic-Savic praticamente inoperoso per tutta la gara.
La Roma sfrutta ogni spazio concesso e costringe il Napoli a giocare sempre in salita, andando in vantaggio dopo appena 7’, grazie a Malen, l’acquisto indovinato dai giallorossi nel mercato di riparazione e l’azione nasce da un recupero perfetto di Ndicka su Vergara.
Eppure, proprio quando la partita potrebbe scivolare via, gli azzurri trovano energie insperate: alzano il baricentro, aumentano l’intensità, trasformano la pressione in pareggio con una conclusione dal limite di Spinazzola, che al 40’ vede la sua conclusione deviata da Pisilli che beffa Svilar.
Nella ripresa, purtroppo per gli azzurri, è ancora la Roma ad andare in vantaggio, ancora una volta con Malen che realizza il rigore procurato da Wesley, dopo che Rrahmani nel rincorrere in area il difensore brasiliano, gli rovina addosso procurando l’inevitabile calcio di rigore. Entrambi infortunati nella circostanza ed entrambi sostituiti.
Però il Napoli non ci sta al verdetto; è una squadra viva, e il pareggio, all’82° minuto, è lo specchio fedele della serata: giusto per quanto visto, ma insufficiente per le ambizioni.
Giovane gioca una buona palla dal limite, scarica su Allison che calcia un potente destro che si va ad insaccare alla destra di Svilar.
Il Maradona, ieri ritornato sold-out, esplode di gioia e il Napoli conferma ancora una volta di avere anima e resilienza, ma anche l’urgenza di ritrovare equilibrio e continuità.
Recuperare due volte uno svantaggio è un merito; non doverlo fare sarebbe il vero salto di qualità.
Una breve considerazione su Allison Santos, davvero bella la prova del neo acquisto brasiliano, seppur di pochi minuti, che ha mostrato personalità, presenza, concretezza, proprio ciò che serve sulla fascia al Napoli.
Insomma un 2 a 2 per gli azzurri che sa di agrodolce, che consente alla formazione di Conte di restare in solitaria al terzo posto, a tre punti dalla Roma che ha scavalcato a sua volta di un punto la Juventus, reduce dalla sconfitta del Meazza.
E di quanto accaduto sabato sera al Meazza, prima di congedarmi, non posso esimermi da commentare in questo editoriale nel corso di Inter-Juventus.
Ebbene, lo dico da giornalista, da sportivo e da amante del gioco del Calcio. Questo sport sta prendendo una brutta deriva che potrebbe allontanare i tifosi da quello che è uno degli sport più belli e più imprevedibili del mondo.
Bisogna che si svolti pagina, perché la parola CALCIO, e l’ho scritto ieri sulla mia pagina Facebook, nasce come celebrazione della lealtà e del superamento dei propri limiti, grazie a gesti talentuosi o tecnico-tattici, è oramai stata superata dall’esatto opposto: INGANNO, a tutti i livelli, economico e arbitrale.
Oramai il massimo vantaggio non si ottiene tramite il talento, ma tramite appunto l’inganno e così non va bene. Quanto visto sabato sera danneggia l’intero sistema Calcio, fa perdere di credibilità.
Anche se ho la sensazione, e lo dico senza se e senza ma, io non credo nella malafede, ma ne sono certo dei loro limiti. E’ una delle peggiori classi arbitrali che sta dirigendo quest’anno il Campionato di Serie A.
E se vogliamo ieri, ne abbiamo ancora una volta avuto una dimostrazione: se tu mi cinturi un giocatore al 10’ come Ndicka su Hojlund diretto in porta devi cacciare il cartellino rosso, ma anche ieri Colombo non ha nemmeno fischiato il fallo e lo stesso si è ripetuto nell’occasione del rigore concesso ai giallorossi.
Rrahmani ha fermato l’esterno brasiliano Wesley rovinandogli addosso e atterrandolo mentre si dirigeva verso la porta. Insomma, una chiara occasione da gol. C’è poco da fare, c’è l’espulsione per il difensore azzurro.
Ma la verità è che questi arbitri sono troppo scarsi.
Comunque, nel congedarmi, mi sono piaciute le parole che Antonio Conte ha pronunciato in conferenza stampa. L’allenatore leccese ha pubblicamente riconosciuto di aver apprezzato lo striscione della curva che adesso è alle mie spalle, sottolineando l’attaccamento dei ragazzi ai colori azzurri; iniscutibilmente si stanno sudando la maglia, anche contro la malasorte. Stanno onorando la maglia.
Perché sia chiaro a tutti, noi siamo il Napoli, siamo i partenopei, pertanto, fino alla fine, per le prossime tredici gare, ci metteremo l’elmetto e combatteremo fino all’ultimo respiro, contro tutto e contro tutti. E’ vero, oramai lo scudetto è scucito, ma va blindata la zona Champions.”



