Il Punto di Paolo De Liguoro dopo Fiorentina-Napoli
L’editoriale “IL PUNTO” del Direttore di webTv 1, Paolo De Liguoro, a conclusione del pareggio all’Artemio Franchi di Firenze.
“Stamattina ci siamo svegliati con un caldo afoso, ma con un cielo meno azzurro. Siamo reduci da un salomonico pareggio in quel di Firenze.
Chiariamo subito che il pareggio di Firenze non è soltanto un punto perso: è la fotografia di un Napoli che, dopo cinque giornate, deve interrogarsi seriamente sulla propria capacità di restare agganciato alle zone alte.
Gli azzurri sono a quota 7 punti e, dopo l’1-1 del Franchi, il distacco dal trio di testa è salito a sei lunghezze.
I numeri sono impietosi, 7 punti in 5 giornate rappresentano il peggior avvio di stagione, peggio anche dell’anno di Garcia e lì sappiamo bene come è andata a finire.
Cominciamo a dire chiaramente che uno dei principali motivi di questo disastro annunciato è la profondità della rosa comincia a farsi evidente. Le assenze cominciano a farsi sentire.
C’è un momento preciso in cui una squadra comincia a fare paura a se stessa: quando gli undici titolari sembrano indispensabili e la panchina diventa, invece, un limite.
Il Napoli di Firenze, ieri, ha mostrato proprio questo.
Ovviamente, l1-1 contro la Fiorentina non è una sentenza sul campionato, ma è un altro segnale che racconta una squadra ancora lontana dalla continuità, continuità necessaria per stare stabilmente al vertice.
Il Napoli è passato in vantaggio con Gilmour, ha avuto le sue opportunità e, dopo il pareggio di Jimenez, ha provato a reagire. Ma la sensazione è che manchi ancora qualcosa, quando bisogna cambiare volto alla partita.
E questo qualcosa non è soltanto una questione tattica: riguarda la qualità complessiva delle alternative.
Le numerose assenze hanno certamente pesato. Lo stesso Allegri ha sottolineato, nel dopo partita, la mancanza di lucidità e cattiveria negli ultimi metri. Ma proprio l’emergenza ha reso ancora più evidente un problema strutturale: quando alcuni titolari vengono meno, il livello della squadra tende ad abbassarsi troppo.
Il caso Lucca è emblematico. Entrato al posto di Hojlund al 58’, non è riuscito a dare quella scossa offensiva che il Napoli cercava. Non si tratta di mettere il peso di un pareggio sulle spalle di un singolo giocatore, ma di osservare un dato più generale: oggi il Napoli sembra avere poche soluzioni realmente in grado di modificare l’inerzia di una partita, soprattutto quando vedi un Rasmus Hojlund costretto a vagare in solitudine, isolato da una manovra lenta, prevedibile e scollegata o Lang per nulla incisivo, spaesato.
Non c’è verticalità ed il baricentro di questa squadra è troppo basso, questo è un dato di fatto, che è evidente anche all’occhio dei non addetti ai lavori.
Sicuramente a Firenze, qualche risposta positiva a Firenze c’è stata.
Gilmour ha segnato e ha offerto una prestazione importante, mentre nel finale Neres e Favasuli hanno avuto occasioni che avrebbero potuto cambiare il risultato, hanno però trovato sulla loro strada un De Gea decisivo, che però ha fatto quello che è il suo mestiere: parare.
Questo significa che il Napoli non è una squadra senza risorse. È una squadra che, in questo momento, sembra averne troppo poche.
Ed è qui che si misura la profondità di una rosa. Non quando tutto funziona, ma quando arrivano infortuni, squalifiche, stanchezza e impegni ravvicinati.
Una squadra costruita per competere su più fronti non può permettersi di avere una differenza troppo marcata tra chi parte dall’inizio e chi deve subentrare.
Poi sicuramente in questa squadra c’è anche un problema mentale che andrebbe affrontato.
Quando sei costretto a chiedere sempre qualcosa in più agli stessi uomini, inevitabilmente aumentano la fatica e diminuiscono lucidità e brillantezza. Il Napoli deve ritrovare la capacità di vincere anche le partite sporche, quelle nelle quali il talento non basta e serve una panchina capace di cambiare ritmo.
Poi, se un allenatore come Allegri, lascia in panchina un calciatore come Vergara, convocato in Nazionale, che con le sue qualità tecniche ed i suoi strappi avrebbe potuto dare una scossa e spaccare la partita, mentre un campione come Kevin De Bruyne lo vedi letteralmente camminare sul campo, perché prosciugato da una patita giocata in piena estate, con oltre 30 gradi alle 12:30 che solo dei folli possono organizzare, dove vogliamo andare?
Il campionato è ancora lungo, ma sette punti dopo cinque giornate impongono una riflessione.
Il vertice non aspetta e ogni pareggio rischia di trasformarsi in terreno perso. A Firenze il Napoli non ha perso, ma nemmeno ha fatto quel passo avanti che serviva per accorciare le distanze.
La vera domanda, adesso, non è se questa squadra possa ancora competere. La stagione è appena iniziata.
La domanda è un’altra: quanto può permettersi di dipendere dai suoi titolari in assenza di una rosa degna di una squadra che vorrebbe restare al vertice come il Napoli, nell’anno del suo centenario ?
Lo capiremo dopo la sosta, mai come in questa circostanza utilissima.
A questo punto, che devo aggiungervi, chi vivrà … vedrà.”



